Coronavirus: "Non sarò in prima linea, ma ci sarò"

Il Dr. Depil-Duval è tornato a casa sua, in Francia, il 26 febbraio dopo un viaggio di piacere a Venezia. È considerato potenzialmente contaminato dal coronavirus, anche se il rischio è basso. Ci spiega come si sta preparando a riprendere il suo lavoro.

Il Dr. Depil-Duval è tornato a casa sua, in Francia, il 26 febbraio, dopo un viaggio di piacere a Venezia. È considerato potenzialmente contaminato dal coronavirus, anche se il rischio è basso (sono stati segnalati solo 2 casi a Venezia al 25 febbraio). Ci spiega come si sta preparando a riprendere il suo lavoro, e condivide i suoi pensieri da medico d'urgenza esperto sulla crisi attuale.

Com'è andata la vacanza?

La definirei “speciale”. Il Carnevale di Venezia è stato sospeso, i musei e i teatri erano chiusi. Così ho fatto una passeggiata, ho preso un cappuccino e ho mangiato i bussolai, mi son goduto il fegato di vitello in un ottimo ristorante completamente deserto. Il Caffé Florian, il più famoso della città, era quasi vuoto, così come Piazza San Marco.

Hai notato qualche preoccupazione particolare?

Sono arrivato domenica 23 febbraio, il giorno in cui i comuni lombardi sono stati messi in quarantena. Ma i veneziani sono rimasti molto calmi. La loro principale preoccupazione era il declino dell'attività economica. I pochi turisti, invece...
Prima di tutto, c'è la questione delle maschere di protezione. Molte persone le indossano, ma o non sono quelle giuste o sono indossate male e quindi inefficaci. Sulla via del ritorno, in aereo, ho spiegato a una signora che la sua maschera chirurgica non la proteggeva affatto dalla contaminazione. Era sbalordita. Per quanto riguarda coloro che indossano le maschere FFP2, che dovrebbero essere efficaci, non sanno come indossarle. Dato che non è molto comodo, non mettono gli elastici sul fondo. Questo le rende inutili. Lo stesso vale per chiunque porti la barba, anche se non è folta. A proposito, dovrò radermi.
Ma la cosa più scioccante è stato il razzismo anti-asiatico. I turisti che incontravano persone asiatiche stavano almeno a due metri di distanza. È spaventoso. A Parigi, uno specializzando di origine asiatica ci ha riso su: “È comodo, salgo sulla RER, tossisco, ho un sacco di posti a sedere...". Gli asiatici sono abituati ad andare in giro con una mascherina non appena hanno il minimo raffreddore, per non contaminare gli altri. Questo è senso civico, dovremmo prendere esempio da loro.

Avete fatto controlli durante il viaggio?

Niente alla partenza da Parigi, ma un controllo della temperatura all'arrivo all'aeroporto di Venezia. E niente sulla via del ritorno.

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Venezia semideserta

Sei potenzialmente infettato dal coronavirus, cosa farai?

Basta seguire le istruzioni del Ministero della Salute: limitare i movimenti, indossare una maschera quando sei fuori non stringere le mani, ... Anche mia figlia andrà a scuola con una maschera protettiva, se sarà accettata.

Mercoledì tornerai a lavorare al pronto soccorso. Questo può sembrare pericoloso, o no?

È tutto sistemato. La direzione dell'ospedale ha già ricordato a tutti i dipendenti le istruzioni ministeriali. Li ho informati che sarei tornato da un'area considerata a rischio e abbiamo riorganizzato il mio lavoro. L'obiettivo è quello di limitare il più possibile il contatto con i pazienti e i colleghi. I miei compiti amministrativi e le mie riunioni si svolgeranno tramite telelavoro e videoconferenza.
All'ospedale, mi occuperò dell'unità di ricovero a breve termine. Ciò significa che non sarò in prima linea. Vedrò pazienti che sono già stati valutati, che sappiamo già, in particolare, se sono immunocompromessi. In tal caso, se ne occuperà un collega.
In ogni caso, rimarrò in un ufficio il più a lungo possibile, da dove supervisionerò i due specializzandi. Avrò pochissimi contatti con i pazienti e avrò sempre i dispositivi di protezione, una maschera chirurgica, i guanti, e quel che servirà. Se dovrò visitare un paziente potenzialmente infetto da coronavirus, indosserò una maschera FFP2 senza valvola. È un modello che protegge l'utente e le persone che lo circondano. Per quel che riguarda i pasti, mangerò da solo, non in mensa. Naturalmente, in caso di febbre, sarò rimosso dal servizio. È tutto sistemato.    

Temi che l'epidemia travolga il servizio sanitario?

Non proprio, no. Il problema maggiore lo hai quando si deve affrontare l'insorgenza di una psicosi. Abbiamo visto persone venire al pronto soccorso perché hanno mangiato in un ristorante cinese, o perché hanno ricevuto un pacco dalla Cina. È questo che ci crea problemi, che ci fa perdere tempo. Ora c'è bisogno di aiutare gli infermieri nell'area di triage. Si tratta più di dare rassicurazioni che di medicina.
Quando arriva un paziente con insufficienza respiratoria, sappiamo come gestirlo. Passare 15 minuti con un paziente in difficoltà respiratoria è meno faticoso che passare 15 minuti con un ragazzo che dà di matto perché è appena uscito da un ristorante cinese. Quasi ogni anno ci troviamo di fronte a un’epidemia o a una minaccia di epidemia: influenza suina, SARS, H1N1, Ebola, ecc. Noi medici lo sappiamo, siamo pronti. I media ne parlano, ma dopo qualche settimana, nessuno ne parla più. L'Ebola sta ancora seminando il caos in Africa, ma a chi importa?
Al momento abbiamo un picco di infezioni da COVID-19. Se dura, sarà problematico, ma in Cina i numeri dei nuovi contagi sono già stabili. Se il virus non muta, dovremmo riuscire a superarla.

Qual è la tua opinione sulla clorochina?

Al momento la stanno sperimentando in vitro. Eppure la gente ci si è buttata sopra, comprando Nivaquine. Noi medici del pronto soccorso sappiamo una cosa con certezza: l'ingestione massiccia di clorochina è mortale. Crea disturbi del ritmo. Se un bambino piccolo ne ingerisce qualche pastiglia, è finita.

Cosa vuoi dire ai Francesi in preda al panico?

Niente stress. Ci sono tante altre cose pericolose, come andare in scooter a Parigi. Prima di acquistare una maschera protettiva a peso d’oro, informatevi sul modello. E attenzione alle notizie false, alle notizie frammentarie. Le informazioni del governo sono già abbastanza caute.
Voglio anche dire che l’influenza stagionale uccide molto di più e lo fa ogni anno. Vaccinatevi! Caspita, non capisco perché il vaccino non sia obbligatorio, almeno per gli operatori sanitari. Sto lottando con i paramedici per convincerli. Neanche un terzo di loro è vaccinato... Questo è il vero principio di prevenzione: i vaccini, e indossare una maschera quando si è malati.  

I politici stanno facendo troppo?

Sono sotto pressione. Hanno sempre paura di essere accusati di non fare abbastanza. Si chiama "Sindrome di Mattei". Nell'estate del 2003 ero uno specializzando e ho pensato di fare un tranquillo stage in geriatria. L'anno della famigerata ondata di caldo... Il ministro della Sanità dell'epoca, Jean-François Mattéi, fu criticato duramente a causa di un'intervista rilasciata dalla sua casa di vacanza. Ma dov'è il problema? Avrebbe fatto qualche differenza se fosse corso a Parigi giusto per fare scena? Come se non potesse gestire efficacemente la crisi a distanza.

Le innovazioni digitali sono una soluzione alle epidemie?

Se all’aeroporto di Roissy facessero passare le persone in scanner che rilevano sistematicamente la temperatura degli arrivi e imponessero un questionario medico alle persone con febbre, si ridurrebbe il rischio di diffusione di alcune patologie. È un po' un “Grande fratello”, ma sarebbe efficace.
Oggi esistono app che misurano parametri vitali (temperatura, frequenza cardiaca, pressione sanguigna, saturazione di ossigeno) con un semplice smartphone. Se ogni paziente che entra al pronto soccorso fornisse questi parametri col proprio telefonino, risparmieremmo un sacco di tempo.
La tecnologia è pronta, ma i medici non lo sono. I futuri medici sono ancora selezionati in base alla loro capacità di memorizzare i sintomi di malattie estremamente rare, ma quando si laureano all'università non sono in grado di usare un ecografo. Questo dispositivo consente una diagnosi molto veloce, ad esempio per la calcolosi, e consente di evitare altre indagini. Inoltre, rassicura i pazienti, che possono vedere quello che hanno. C'è un divario digitale anche tra i medici, tra chi è appassionato di nuove tecnologie e chi è riluttante, ma le cose vanno avanti.   


Fonte: Blanquart B. Coronavirus : «Je ne serai pas en première ligne». Esanum.fr. 28/02/2020

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