Epidemia da oppioidi, riguarda solo gli USA? (parte quarta)

L’inchiesta “Pasimafi” non ha portato l’Italia a rivedere la legge che il Dr. Fanelli ha aiutato a scrivere. Secondo molti, l’inchiesta non dovrebbe sporcare una legge attraverso la quale, per la prima volta in Italia, si tutela e si garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.

Perché l’Italia non è a rischio di una “opioid crisis”

L’inchiesta “Pasimafi” non ha portato l’Italia a rivedere la legge che il Dr. Fanelli ha aiutato a scrivere. Secondo molti, l’inchiesta non dovrebbe sporcare una legge attraverso la quale, per la prima volta in Italia, si tutela e si garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore a favore del malato con malattia inguaribile o affetto da patologia cronica dolorosa.

Il consumo italiano di oppiacei da prescrizione è passato da 1,1 dosi giornaliere per mille persone nel 2005 a 4,5 nel 2017, ma il paese al momento non sembra essere sfiorato da crisi di dipendenza.

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Il portavoce di Grunenthal ha riferito che l'azienda sta analizzando se i modelli dell'epidemia americana stanno emergendo altrove e presto rilasceranno i risultati della ricerca. Secondo Mundipharma, rete in continua espansione a livello globale, nessun altro paese sta vivendo il problema di dipendenza su scala statunitense.

Keith Humphreys, un professore dell'Università di Stanford, ha pubblicato un articolo nel 2017, chiedendo al mondo di prestare attenzione al problema, soprattutto perché i tassi di prescrizione aumentano nei paesi in via di sviluppo che non hanno forti regolamentazioni. Il pericolo, a suo parere, è che paesi come l’India possano andare incontro ad una epidemia da oppioidi.

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera all’inizio di quest’anno, Roberta Pacifici, direttore del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto Superiore di Sanità, ha affermato che in Italia il problema dell’epidemia da oppioidi al momento non esiste. Secondo la Dr.ssa Pacifici in Italia non c'è nemmeno il rischio di un’epidemia, sia perché la Legge 38/2010 (Legge 15 marzo del 2010 n.38, “Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”) ha fatto aumentare l’uso di oppioidi entro limiti di sicurezza, sia perché i meccanismi di controllo in Italia consentono di evitare il misuso e la diversione (il misuso è un uso inappropriato di un farmaco, al di fuori della prescrizione medica; nella diversione, invece, c’è un trasferimento intenzionale del farmaco ad altre persone che in realtà non hanno il dolore). Ha confermato il livello massimo di allerta per tutte le autorità sanitarie e il continuo miglioramento delle strategie di controllo per evitare il rischio di abuso, pur garantendo le cure ai pazienti affetti da dolore. Tra queste strategie, vi è il Sistema di allerta rapida sulle nuove sostanze psicoattive (ne esiste uno per ogni Paese dell’Unione europea e tutti fanno riferimento ad un coordinamento centrale) la cui gestione è affidata proprio all’Istituto Superiore di Sanità e grazie al quale le notizie su quali molecole stiano circolando arrivano in modo tempestivo. Il livello di allerta massimo si attiva in caso di morte accertata per overdose. Nell’intervista la Dr.ssa Pacifici afferma che la Legge 38/2010 sancisce il diritto di non soffrire per i pazienti con dolore cronico e che i medici italiani, seguendo le linee guida opportune, dovrebbero capirlo lasciando da parte falsi miti e pregiudizi sulla possibilità di rendere questi pazienti dei tossicodipendenti.

Il dottor Antonio Boschini, che lavora presso la comunità di recupero per tossicodipendenti San Patrignano, ritiene che l’Italia non sia stata investita dall’epidemia da oppioidi in parte perché, a differenza degli americani, qui non si condivide il concetto secondo cui per curare tutti i malanni basti una pillola. Teme, comunque, che l’esperienza degli Stati Uniti in Italia sia stata considerata poco. Riferisce che molti suoi pazienti, andati in pronto soccorso per distorsioni alle caviglie o mal di schiena, spesso siano tornati con prescrizioni di analgesici oppiacei. Questo alimenta la sua paura che alcuni medici sottovalutino i rischi di quei farmaci. "C'è la sensazione che questo pericolo non esista. È un problema che è successo lì, ma qui non accadrà" ha detto Boschini. "Perché non può accadere qui?”.


Fonti: Galofaro C, D’Emilio F. Purdue foreign arm caught up in opioid probe in Europe. AP News. May 29 2019
Corcella R. «Epidemia da oppioidi? Massima allerta, ma da noi l’onda lunga degli Usa non è arrivata». Corriere della Sera. 6 marzo 2019

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