Gli effetti a lungo termine della COVID-19

Uno studio di coorte che esamina gli effetti a lungo termine dell'infezione da SARS-CoV-2 su pazienti ricoverati a Wuhan rivela che il sintomo più comune che persiste è l'affaticamento o la debolezza muscolare.

Più di tre quarti dei pazienti COVID-19 riferisce almeno un sintomo sei mesi dopo la malattia

Uno studio di coorte che esamina gli effetti a lungo termine dell'infezione da SARS-CoV-2 su pazienti ricoverati a Wuhan, in Cina, rivela che il sintomo più comune che persiste è l'affaticamento o la debolezza muscolare (63% dei pazienti).

Uno studio recente pubblicato su The Lancet fornisce alcune informazioni sugli effetti a lungo termine della COVID-19 sulla salute, di cui oggi sappiamo poco. Lo studio comprendeva 1.733 pazienti con diagnosi di COVID-19 dimessi dall'ospedale Jin Yin-tan di Wuhan, in Cina, tra il 7 gennaio e il 29 maggio 2020. I pazienti avevano un'età media di 57 anni. Il tempo medio di follow-up è stato di 186 giorni.
Tutti i pazienti sono stati visitati in presenza con l’ausilio di questionari per valutare la sintomatologia e la qualità della vita. Inoltre sono stati sottoposti a esami fisici, test di laboratorio e al 6MWT (Six Minutes Walking Test) per valutare i livelli di resistenza dei pazienti. 390 pazienti sono stati sottoposti ad ulteriori test, compresa una valutazione della loro funzione polmonare. Inoltre, 94 pazienti i cui livelli di anticorpi nel sangue erano stati registrati al culmine dell'infezione nell'ambito di un altro studio hanno eseguito un test di controllo.

Al follow-up, il 76% dei pazienti (1.265/1.655) ha riferito almeno un sintomo. La stanchezza o debolezza muscolare è stata riportata dal 63% (1.038/1.655), mentre il 26% (437/1.655) ha riportato insonnia e il 23% (367/1.733) ansia o depressione.
Dei 390 pazienti sottoposti a test supplementari, 349 hanno completato il test di funzionalità polmonare (41 non sono stati in grado di completare il test a causa della scarsa compliance). I pazienti con malattia più grave hanno mostrato una riduzione della funzione polmonare. Il 56% (48/86) di quelli nella scala di gravità massima (che richiedevano ventilazione meccanica) avevano problemi di diffusione. Nei pazienti meno gravi la percentuale è stata inferiore, 29% (48/165) per i pazienti sottoposti a ossigenoterapia e 22% (18/83) per i pazienti non sottoposti a ossigenoterapia.
I pazienti con malattia più grave si sono comportati peggio nel 6MWT, con il 29% dei pazienti sottoposti a ventilazione meccanica che camminano al di sotto del limite inferiore della scala normale, rispetto al 24% per i pazienti sottoposti a ossigenoterapia e al 22% per i pazienti non sottoposti a ossigenoterapia.
Gli autori hanno anche scoperto che alcuni pazienti hanno sviluppato problemi renali dopo le dimissioni. È noto che la COVID-19 non colpisca solo i polmoni, ma interessi anche altri organi, compreso il rene. I test di laboratorio hanno rivelato che il 13% (107/822) dei pazienti la cui funzione renale era normale mentre erano in ospedale mostravano una riduzione della funzione renale nel follow-up.
La misurazione degli anticorpi effettuata su 94 pazienti sei mesi dopo la rilevazione fatta durante la malattia ha mostrato che i livelli di anticorpi neutralizzanti erano inferiori del 52,5%. Secondo gli autori questo elemento solleva preoccupazioni circa la possibilità di una reinfezione da SARS-CoV-2.
Il numero di soggetti sottoposti a misurazione dei livelli anticorpali sia in fase acuta che di follow-up era limitato, quindi in futuro saranno necessari campioni più grandi per chiarire come i livelli di anticorpi cambiano nel tempo. È inoltre necessario un ulteriore lavoro per confrontare le differenze nei risultati tra i pazienti ricoverati e quelli ambulatoriali, poiché i pazienti con sintomi lievi di COVID-19 che hanno soggiornato in ospedali da campo temporanei non sono stati inclusi nello studio.
Secondo gli autori, mancando i dati basali, la compromissione della funzione polmonare e di eseguire sforzi fisici osservate nello studio non possono essere attribuite direttamente alla COVID-19. A causa del modo in cui i dati sono stati analizzati, non è stato possibile determinare se i sintomi riportati fossero insorti dopo le dimissioni, persistenti dall’infezione, peggiorati o migliorati dopo la guarigione.

Monica Cortinovis, Norberto Perico e Giuseppe Remuzzi, dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Italia, non coinvolti nello studio, così hanno commentato su The Lancet: "Purtroppo sono pochi i rapporti sul quadro clinico delle conseguenze della COVID-19. Lo studio di Huang  è quindi rilevante e tempestivo".
Confermando la necessità di ulteriori ricerche, evidenziata dagli stessi autori, hanno aggiunto: "Anche se lo studio offre un quadro clinico completo delle conseguenze della COVID-19 nei pazienti ospedalizzati, solo il 4% dei partecipanti è stato ricoverato in un'unità di terapia intensiva, rendendo inconcludenti le informazioni sulle conseguenze a lungo termine in questa particolare coorte. Tuttavia, precedenti ricerche sullo stato di salute dei pazienti dopo il ricovero in terapia intensiva suggeriscono che diversi pazienti COVID-19 gravemente malati durante il ricovero in ospedale potrebbero affrontare sequele di carattere cognitivo/mentale e fisico per un tempo molto lungo rispetto alle dimissioni dall'ospedale".

 


Fonti: Huang C, Huang L, Wang Y, Li X, Ren L, Gu X, Kang L, Guo L, Liu M, Zhou X, Luo J, Huang Z, Tu S, Zhao Y, Chen L, Xu D, Li Y, Li C, Peng L, Li Y, Xie W, Cui D, Shang L, Fan G, Xu J, Wang G, Wang Y, Zhong J, Wang C, Wang J, Zhang D, Cao B. 6-month consequences of COVID-19 in patients discharged from hospital: a cohort study. Lancet. 2021 Jan 8:S0140-6736(20)32656-8. doi: 10.1016/S0140-6736(20)32656-8. Epub ahead of print. PMID: 33428867.
Cortinovis M, Perico N, Remuzzi G. Long-term follow-up of recovered patients with COVID-19. Lancet. 2021 Jan 8:S0140-6736(21)00039-8. doi: 10.1016/S0140-6736(21)00039-8. Epub ahead of print. PMID: 33428868.

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