Il coronavirus a Milano già prima della pandemia

Secondo i risultati di uno studio pre-print, all'inizio dell'epidemia il 4,6% dei donatori di sangue dell’area metropolitana di Milano aveva già gli anticorpi contro il coronavirus, percentuale che è salita al 7,1% all'inizio di aprile.

Il virus SARS-CoV-2 stava circolando a Milano già diverse settimane prima del 20 febbraio 2020

Secondo i risultati di uno studio pre-print, all'inizio dell'epidemia il 4,6% dei donatori di sangue dell’area metropolitana di Milano aveva già gli anticorpi contro il coronavirus, percentuale che è salita al 7,1% all'inizio di aprile. Inoltre, il distanziamento sociale messo in atto per contenere la diffusione sembrerebbe essere stato d'aiuto soprattutto per proteggere i più giovani, riducendo il numero di nuove infezioni.

Nell’area metropolitana di Milano era presente un sommerso di persone contagiate già settimane prima della pandemia. Quello che gli esperti già sospettavano è stato ora dimostrato con uno studio sui donatori di sangue del Policlinico di Milano, pubblicato in anteprima (pre-print) su medRxiv.
I ricercatori hanno selezionato un campione casuale di circa 800 donatori di sangue sani che frequentano abitualmente il Policlinico di Milano, dove è attivo un importante centro trasfusionale con più di 40 mila donatori ogni anno provenienti da Milano e province lombarde. Sono stati analizzati i donatori che si sono presentati tra il 24 febbraio e l'8 aprile 2020, seguendo quindi l'andamento dell'epidemia dal suo esordio ufficiale fino al periodo culminante del lockdown. A ciascun donatore è stato fatto, insieme alle analisi di routine, anche un test sierologico per cercare eventuali anticorpi IgG e IgM contro SARS-CoV-2. Il test ha una specificità del 98,3% contro questi anticorpi e una sensibilità del 100%, producendo quindi dei risultati davvero affidabili.
"Lo studio - commenta il Dr. Luca Valenti, tra i coordinatori della ricerca - è stato possibile grazie anche ai campioni di sangue archiviati nella Biobanca del Policlinico, una raccolta sistematica di materiali biologici che è importantissimo su tanti fronti, primo su tutti quello della ricerca. La Biobanca conserva in condizioni sicure tutti questi campioni, in modo tale da poterli recuperare o analizzare in caso di bisogno, senza alterarne le caratteristiche".

Secondo lo studio, all'inizio dell'epidemia la sieroprevalenza di SARS-CoV-2 era del 4,6%. Significa che 1 persona su 20 era già venuta in contatto con il coronavirus e aveva anche sviluppato gli anticorpi. "Durante le fasi dello studio caratterizzate dalle misure di distanziamento sociale - commentano i ricercatori - c'è stato un aumento progressivo di questa sieroprevalenza fino al 7,1%", con limiti di confidenza che arrivano al 10,8%. Questo aumento si è riscontrato soprattutto nelle IgG, ovvero nelle infezioni meno recenti e quindi con una immunità già sviluppata, piuttosto che con le IgM. Inoltre, questo progressivo aumento della percentuale dei soggetti esposti si è riscontrato soprattutto nei più giovani, mentre le infezioni più recenti erano associate soprattutto ai donatori più anziani".

"Lo scopo di questo studio - commenta Daniele Prati, direttore del Centro Trasfusionale del Policlinico di Milano - era di esaminare la presenza dell’infezione da SARS-CoV-2 in adulti asintomatici in una delle aree italiane più colpite, e nello stesso tempo raccogliere più elementi possibili per comprendere i fattori di rischio e i valori di laboratorio associati alla malattia. È la prima vera conferma scientifica che nell’area metropolitana era presente un sommerso di persone contagiate, già prima che si verificassero i primi casi di malattia conclamata. Seppure si tratti di un articolo in pre-print, è il primo studio sierologico su persone asintomatiche che ci dice chiaramente che siamo ben lontani dall'immunità di gregge. Infine, lo studio ci ricorda che le popolazioni dei donatori di sangue possono aiutarci molto studiare le malattie prima che si manifestino pienamente".
In conclusione, secondo lo studio il virus SARS-CoV-2 stava già circolando da tempo nella popolazione quando è iniziata ufficialmente l'epidemia. La pratica del distanziamento sociale sembra aver favorito soprattutto i più giovani, che hanno avuto il tempo di sviluppare un'immunità a lungo termine. Infine, in tutti i donatori che hanno mostrato positività al virus si sono verificate alterazioni nella conta delle cellule del sangue e nel profilo lipidico: due indizi che potrebbero aiutare a inquadrare meglio le persone asintomatiche, cioè quelle che pur avendo il virus in circolo (ed essendo per questo contagiose) non manifestano la malattia.

 


Fonti: Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico. #Covid-19, anticorpi in 1 milanese su 20 già settimane prima della pandemia. La conferma in uno studio del Policlinico di Milano. 20 maggio 2020
SARS-CoV-2 seroprevalence trends in healthy blood donors during the COVID-19 Milan outbreak. Luca Valenti, Annalisa Bergna, Serena Pelusi, Federica Facciotti, Alessia Lai, Maciej Tarkowski, Alessandra Berzuini, Flavio Caprioli, Luigi Santoro, Guido Baselli, Carla Della Ventura, Elisa Erba, Silvano Bosari, Massimo Galli, Gianguglielmo Zehender, Daniele Prati. medRxiv 2020.05.11.20098442; doi: https://doi.org/10.1101/2020.05.11.20098442 - This article is a preprint and has not been certified by peer review

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