Il gastroprotettore solo quando serve

Numerosi studi hanno sollevato dubbi sulla sicurezza dell'uso prolungato degli IPP. In molti l’hanno associato a diversi eventi avversi, tra cui anche l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale, l’anemia, l’osteoporosi. Il Dr. Bellisario, medico di famiglia, in un post su Facebook ricorda che gli IPP non sono la panacea di tutti i mali.

È necessario limitare l'uso a lungo termine di IPP ai soli pazienti che ne hanno precisa indicazione

Numerosi studi hanno sollevato dubbi sulla sicurezza dell'uso prolungato degli IPP. In molti l’hanno associato a diversi eventi avversi, tra cui anche l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale, l’anemia, l’osteoporosi. Il Dr. Bellisario, medico di famiglia, in un post su Facebook ricorda ai suoi pazienti (ma anche ad alcuni suoi colleghi) che gli IPP non sono la panacea di tutti i mali.

Ammettilo, lo prendi anche tu. Hai cominciato perché te l’ha consigliato quel dottore in ospedale perché avevi il mal di schiena e dovevi fare 3 punture di antinfiammatorio. O magari perché lo prendeva il tuo vicino e stava così bene che hai voluto provare anche tu. E una volta cominciato è così difficile separarsene.
Sto parlando dell’inibitore di pompa protonica (IPP), ma tu lo conosci con un nome più accattivante: il gastroprotettore. Che bella trovata di marketing eh? Parliamoci chiaro, chi rifiuterebbe una “protezione per lo stomaco”? Questi farmaci hanno quasi assunto l’aura di supereroi senza macchia, tanto da essere al primo posto nella classifica dei farmaci più usati in Italia sopra i 65 anni e costarci quasi 2 miliardi e 750 milioni di euro all’anno.

Ma ultimamente, dopo anni e anni di prescrizione indiscriminata, cominciamo a vedere gli effetti collaterali di un’assunzione cronica, e non sono roba da poco. Il primo problema, quasi un’ovvietà, è la riduzione nell’assorbimento dei nutrienti. Bella scoperta, se io sono nato con lo stomaco per assorbire le cose e lo spengo cosa può succedere? Si scopre che lo stomaco di un “gastroprotetto” non assorbe bene il calcio e magnesio, esponendolo quindi al rischio di osteoporosi e fratture. Non assorbe la vitamina B12 e il ferro, esponendolo a varie forme di anemia, anche gravi. Non solo: l’utilizzo cronico di IPP è associato ad aumento della frequenza di polmoniti, di infezioni da Clostridium difficile, di rabdomiolisi, trombocitopenia e, dulcis in fundo, uno studio danese del 2017, in cui sono stati seguiti oltre 214.000 pazienti per quasi 6 anni, ha scoperto che gli IPP sono associati ad un rischio aumentato di infarto e ictus.

“Ma allora come faccio io, visto che se non prendo il ciccioprazolo la notte non dormo per l’acidità?”. Beh, forse dovresti pensare che cenare con una pizza tonno, peperoni, cipolla, gorgonzola, salsiccia e friarielli, il tutto accompagnato da vino, caffè e ammazzacaffè, non è un proprio un toccasana per la mucosa gastrica. La terapia della gastrite, a meno che non ci sia un’infezione da Helicobacter, è prima di tutto una modifica della dieta. Se preferite continuare a mangiare come dei pozzi senza fondo, sentendovi con l’anima a posto solo perché prendete una compressa al mattino, state proprio sbagliando tutto. Avete forato una gomma dell’auto e anziché andare dal gommista a cambiarla, la gonfiate tutte le mattine prima di uscire. L’auto cammina, ma non state risolvendo il problema. Se soffrite di gastrite e/o reflusso gastroesofageo dovete imparare a rinunciare a molte cose: fumo, alcol, caffè, tè, spezie varie, cioccolata, pomodori, agrumi, in generale tutti gli alimenti acidi ma, soprattutto, ridurre le dosi. Nel mondo occidentale mangiamo ogni giorno da 1,5 a 3 volte il nostro fabbisogno calorico. Mangiate di meno e vedrete come lo stomaco vi ringrazierà.

Da quando faccio il medico di famiglia ho spiegato queste cose a diversi miei pazienti. Molti di loro sono riusciti a ridurre o eliminare del tutto il gastroprotettore, riferendomi che stranamente non avevano i vecchi sintomi, e soprattutto ringraziandomi perché gli avevo tolto una medicina da prendere. Gli altri, gli irriducibili, si decidono dopo aver spiegato che il farmaco non viene pagato dal sistema sanitario e decidono di interromperlo per risparmiare. Toh, anche loro stanno bene. Sia chiaro, non è che tutti devono per forza interrompere il trattamento. Ci sono alcune categorie di pazienti che devono assumere questi farmaci (soprattutto chi ad esempio assume cronicamente la cardioaspirina e il cortisone), ma sostanzialmente è il vostro medico che deve decidere. E se gli dite di questi effetti collaterali e cade dalle nuvole… beh, forse è il caso di cambiarlo.

Per saperne di più:


Fonte: Bellisario M. Profilo personale Facebook Massimiliano Bellisario. 22 marzo 2019