Il pericolo COVID-19 per i chirurghi

Il problema delle infezioni da SARS-CoV-2 tra gli operatori sanitari è molto dibattuto. Therese Raphael ha pubblicato su Bloomberg l’articolo “Why Surgeons Don't Want to Operate Right Now”, nel quale si concentra sul tema del contagio dei chirurghi.

Le sale operatorie possono diventare moltiplicatori di infezioni SARS-CoV-2

Il problema delle infezioni da SARS-CoV-2 tra gli operatori sanitari è molto dibattuto. Therese Raphael ha pubblicato su Bloomberg l’articolo “Why Surgeons Don't Want to Operate Right Now”, nel quale si concentra sul tema del contagio dei chirurghi. Lo spunto nasce dai risultati di un lavoro presentato a Lancet dal Prof. Alister Hart, cui ha collaborato anche il Prof. Francesco Benazzo.  Vi riportiamo una sintesi dell’articolo.

In Italia il numero di operatori sanitari che ha contratto l’infezione causata da SARS-CoV-2 è molto alto. Ad oggi sono morti oltre 60 medici. Il tasso di decessi dei medici in Italia è maggiore rispetto a quello registrato in Cina.
È opinione di molti che gli operatori sanitari in prima linea nella gestione di questa pandemia siano più a rischio non solo di infettarsi, ma anche di ammalarsi della forma più grave di COVID-19. Il problema del contagio dei medici e degli altri operatori sanitari viene spesso descritto come un banale problema di difficoltà nel reperire DPI - dispositivi di protezione individuale (maschere, occhiali, camici in plastica, guanti etc).
Il problema invece è più complesso. In primo luogo, non si tratta solo di carenza di DPI, ma di carenza di DPI adeguati per questa emergenza. I dispositivi comunemente usati infatti non sono sempre adatti e non sono adatti per tutti i medici. In secondo luogo, la scarsità di test di screening aumenta le probabilità che i medici si ammalino. E terzo, sembra che, una volta esposti, alcuni medici siano più a rischio di ammalarsi della forma più grave di COVID-19.
Un gruppo di medici in particolare è molto preoccupato dal problema della diffusione del virus, soprattutto negli ospedali: i chirurghi. Alister Hart, professore all’University College di Londra e chirurgo in uno dei più grandi ospedali ortopedici della Gran Bretagna, ha lavorato con i colleghi Anna di Laura e Johann Henckel per comprendere meglio l’impatto della pandemia di COVID-19 in ambiente chirurgico. Al lavoro ha partecipato anche il Professor Francesco Benazzo, ortopedico che opera in Lombardia. I risultati della loro ricerca sono stati appena presentati a The Lancet. Se le loro preoccupazioni si riveleranno corrette e non verranno affrontate, le sale operatorie saranno presto come "laboratori virali in galleria del vento".

Maggiori rischi durante gli interventi chirurgici

Secondo il Prof. Hart il rischio di ammalarsi di COVID-19 è molto alto per chi entra in sala operatoria. Infatti, ad esempio, quasi tutti gli interventi di chirurgia ortopedica richiedono strumenti (martelli, perforatori, etc) che possono contribuire a diffondere nell’ambiente particelle contaminate, il che potrebbe facilitare la trasmissione del virus. L’utilizzo di camici, mascherine, cappucci potrebbe non essere sufficiente a proteggere il team chirurgico. Il virus può ricadere praticamente ovunque - su plastica, metallo, cartone - e può rimanerci anche giorni, stando a quanto sappiamo.
Le sale operatorie sono ambienti sterilizzati, ma secondo il Prof. Hart questa non è una garanzia contro la diffusione delle infezioni. Soprattutto se si considera il sistema di areazione, che aspira e fa circolare l'aria nella sala operatoria. Un paziente con infezione asintomatica di SARS-CoV-2, un intervento chirurgico con uso di strumenti demolitivi, un sistema di ventilazione sono gli ingredienti per produrre la galleria del vento cui si riferisce Hart.
"Se la sala operatoria ospita qualcuno infetto da SARS-CoV-2, l'aerosol potrebbe poi trovarsi su qualunque superficie", dice Hart. “Proteggersi da questo, anche con una pulizia rigorosa, è quasi impossibile. Molto presto tutte le nostre sale operatorie saranno invase da SARS-CoV-2”.

Ricardo Petraco, cardiologo consulente dell'Imperial College, è responsabile della creazione di un protocollo per la protezione dei medici nel Regno Unito. "Stiamo imparando dalla Cina", ha detto. Idealmente, il Regno Unito vorrebbe imitare la protezione totale usata in Cina. In pratica, la possibilità di avere a disposizione tute hazmat (o similari) è ancora tutta da valutare. Petraco concorda sul fatto che è la combinazione della trasmissione asintomatica e del fatto che il virus sopravviva su superfici a renderlo così pericoloso per il personale medico. Ritiene non solo che i chirurghi in sala operatoria abbiano più probabilità di altri di essere infettati dal virus, ma anche che la "carica virale" possa essere maggiore.
È un punto, questo, su cui stanno discutendo molti clinici. Si ipotizza che i sanitari siano esposti ad infezioni con maggiore carica virale e che questa possa essere correlata alla forma più grave di COVID-19, quella caratterizzata da tempesta citochinica e ARDS severa.

Servono decisioni

Secondo il Prof. Hart molti i chirurghi temono per la propria incolumità. "Non ho problemi ad andare al lavoro se posso proteggermi. Credo che nessun collega si tirerà indietro, se adeguatamente protetto”. Secondo il Prof. Hart servono attrezzature e servono test per sapere chi è infetto e chi no. Serve soprattutto una presa di posizione decisa delle autorità sanitarie nazionali, che finora a suo parere è mancata.
Il Prof. Hart ritiene che che il giusto modello da adottare sia quello che si usa per il virus HIV. Tutti i pazienti, fino a prova contraria, sono considerati HIV-positivi e i chirurghi prendono le dovute precauzioni.
Nel frattempo, i chirurghi continuano ad operare pazienti potenzialmente infetti da SARS-CoV-2 son le sole maschere chirurgiche. Succede negli Stati Uniti, così come in Italia. "Quello che sta succedendo in Italia è che non hanno protetto i loro medici” ha detto il Prof. Hart.

 


Fonte: Raphael T. Why Surgeons Don't Want to Operate Right Now. Bloomberg. 24/03/2020