Il ruolo del bambini nella pandemia di COVID-19

Sembra che i bambini possano rilasciare il virus SARS-CoV-2 anche se non sviluppano mai sintomi o anche molto tempo dopo che i sintomi sono scomparsi. Rimangono molti interrogativi sull'importanza della popolazione pediatrica come vettore di questa malattia.

I bambini asintomatici possono diffondere il virus per settimane

Nuove ricerche suggeriscono che i bambini possono rilasciare il virus SARS-CoV-2, che causa la COVID-19, anche se non sviluppano mai sintomi o anche molto tempo dopo che i sintomi sono scomparsi. Rimangono molti interrogativi sull'importanza della popolazione pediatrica come vettore di questa malattia a volte mortale. L'editoriale scritto su JAMA Pediatrics dalla Dr.ssa DeBiasi e dalla Dr.ssa Delaney, medici del Children's National Hospital di Washington DC, fornisce importanti indicazioni sul ruolo che i bambini potrebbero giocare nella diffusione della COVID-19.

Lo studio “Clinical Characteristics and Viral RNA Detection in Children With Coronavirus Disease 2019 in the Republic of Korea” conclude che sospettare e diagnosticare la COVID-19 nei bambini in base ai loro sintomi senza informazioni epidemiologiche e test è molto difficile. Infatti la maggior parte dei bambini con COVID-19 ha una malattia silenziosa, ma particelle virali possono essere rilevate nel tratto respiratorio per un periodo molto lungo. Il ruolo potenziale dei bambini nella trasmissione della malattia nella comunità deve essere ulteriormente chiarito e le strategie per contenere la COVID-19 dovrebbero tener conto di queste informazioni.
Lo studio che ha dato il via a questo commento si è concentrato su 91 pazienti pediatrici, seguiti in 22 ospedali in tutta la Corea del Sud. «A differenza del sistema sanitario americano, coloro che risultano positivi alla COVID-19 in Corea del Sud rimangono in ospedale fino a quando non eliminano l’infezione, anche se non ci sono sintomi», spiega la Dottoressa DeBiasi.
I pazienti sono stati identificati come possibili contagiati attraverso il contact tracing o perché sintomatici. Circa il 22% non ha mai sviluppato sintomi, il 20% era inizialmente asintomatico ma ha sviluppato i sintomi in seguito e il 58% era sintomatico al momento del primo test. Nel corso dello studio, gli ospedali in cui questi bambini sono rimasti ricoverati hanno continuato a testarli in media ogni tre giorni, fornendo un quadro di quanto sia durevole il rilascio di particelle virali (viral shedding).

I risultati dello studio mostrano che la durata dei sintomi variava molto, da tre giorni a quasi tre settimane. È probabile che il periodo in cui i bambini rilasciano virus e sono potenzialmente infettivi sia maggiore. Mentre il virus era rilevabile per una media di circa due settimane e mezzo nell'intero gruppo, una parte significativa dei bambini - circa un quinto dei pazienti asintomatici e circa la metà di quelli sintomatici - rilasciava ancora il virus alla soglia delle tre settimane.
DeBiasi e Delaney scrivono nel loro editoriale che lo studio fissa diversi punti importanti che si aggiungono alla base di conoscenze sulla COVID-19 nei bambini. Uno di questi è il gran numero di pazienti asintomatici - circa un quinto del gruppo seguito in questo studio. Un altro è che i bambini, possono manifestare i sintomi per settimane. Un terzo punto importante è la durata del rilascio di particelle virali. Anche i bambini asintomatici hanno continuato a rilasciare il virus per molto tempo dopo i test iniziali, rendendoli potenziali vettori.

Tuttavia, dicono gli autori dell’editoriale, nonostante questi importanti risultati, lo studio solleva diverse domande. Una riguarda il legame tra risultato del test e potenziale di contagio. Un test "positivo" o "negativo" potrebbe non indicare la capacità o meno di contagiare, ma solo la presenza o l’assenza di materiale virale. Potrebbero esserci positivi al test non contagiosi nonostante la presenza di particelle virali e individui negativi, per via delle ridotta presenza di virus nell’organismo, capaci di infettare.
L'affidabilità dei test può essere ulteriormente limitata dagli stessi tester, con campionamenti eseguiti su diverse porzioni del tratto respiratorio o anche dal fatto che i test vengono processati da  laboratori diversi. Non è inoltre noto se gli individui asintomatici stiano rilasciando quantità di virus diverse da quelle degli individui con sintomi, uno svantaggio dei test qualitativi eseguiti dalla maggior parte dei laboratori. Inoltre, i test per il virus attivo invece che per gli anticorpi ignorano il vasto numero di individui che possono aver avuto e curato un'infezione asintomatica o lieve, un fattore importante per la comprensione dell'immunità del gregge.
Infine, DeBiasi e Delaney sottolineano che lo studio ha considerato solo l'eliminazione del virus dalle vie respiratorie, anche se diversi studi hanno rilevato il virus in altri fluidi corporei, tra cui le feci. Non si sa quale ruolo potrebbero svolgere queste altre fonti nella diffusione di questa malattia.
DeBiasi e Delaney notano che ognuno di questi risultati e le domande ancora aperte dovrebbero influenzare gli sforzi di salute pubblica per poter controllare la COVID-19. «Ognuna di queste informazioni che noi, i nostri collaboratori e altri scienziati di tutto il mondo stiamo lavorando per raccogliere», dice la Dr.ssa DeBiasi, «è fondamentale per lo sviluppo di politiche che rallentino il tasso di trasmissione virale nella nostra comunità».

 


Fonti: DeBiasi RL, Delaney M. Symptomatic and Asymptomatic Viral Shedding in Pediatric Patients Infected With Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2 (SARS-CoV-2): Under the Surface. JAMA Pediatr. Published online August 28, 2020. doi:10.1001/jamapediatrics.2020.3996
Han MS, Choi EH, Chang SH, et al. Clinical Characteristics and Viral RNA Detection in Children With Coronavirus Disease 2019 in the Republic of Korea. JAMA Pediatr. Published online August 28, 2020. doi:10.1001/jamapediatrics.2020.3988
Children's National Hospital. Children With No COVID-19 Symptoms May Shed Virus for Weeks. August 38, 2020

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