Scuole aperte, medici in crisi

I dati raccolti dal nostro questionario mostrano che oggi i medici impegnati sul territorio sono in condizioni di estrema difficoltà. Serve intervenire immediatamente in modo efficace per potenziare il settore.

La medicina territoriale necessita di interventi rapidi ed efficaci per sostenere il carico di lavoro causato dalla gestione dei casi scolastici sospetti e confermati di COVID-19.

I dati raccolti dal nostro questionario mostrano che oggi i medici impegnati sul territorio sono in condizioni di estrema difficoltà. Il surplus di lavoro determinato dalla sorveglianza scolastica e dalla gestione dei casi sospetti e confermati di COVID-19 scolastici rischia di portare il sistema al collasso se non si interviene immediatamente in modo efficace per potenziare il settore.

Lo scorso 14 ottobre, ad un mese dalla riapertura delle scuole in gran parte d’Italia, abbiamo pubblicato sul nostro sito, diffondendolo tramite newsletter e social media, un questionario rivolto ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta e ai medici di continuità assistenziale. Il questionario, composto da 25 domande (20 per i medici di continuità assistenziale), indagava sulle attuali condizioni di lavoro dei medici impegnati sul territorio, facendo anche qualche confronto con la situazione durante la fase 1 della pandemia di COVID-19 (marzo 2020).
I risultati del questionario, pur considerando i limiti dell’indagine, delineano un quadro generale allarmante ed evidenziano i sintomi di una situazione sull’orlo del collasso: aumento del carico di lavoro, linee guida poco chiare, scarso supporto da parte di enti/organizzazioni, alto livello di stress percepito.

Un considerevole aumento dell’attività lavorativa

Dalla riapertura delle scuole le richieste di visita e consulto sono aumentate molto/abbastanza per il 79,7% dei medici intervistati, con i pediatri di famiglia che lamentano l’aumento maggiore (molto: 34,9% MMG, 72,7% PLS, 28% MCA - abbastanza 49.2% MMG, 18,2% PLS, 36% MCA). Le due attività, tra le varie, che impegnano maggiormente i medici del territorio sono le consulenze/triage al telefono e tramite email/messaggi nel caso dei MMG e dei PLS, le visite ambulatoriali e le consulenze/triage al telefono nel caso dei MCA.

Telemedicina, questa sconosciuta

Il mezzo di comunicazione maggiormente usato con i pazienti è per tutti la telefonata (88,9% MMG, 86.4% PLS, 80% MCA). Circa il 60% dei MMG e dei PLS usa anche email e messaggi SMS/WhatsApp per comunicare con i pazienti. Questi due sistemi di comunicazione sono usati in misura molto minore dai MCA, probabilmente a causa delle specificità e modalità del servizio offerto. La telemedicina, che la scorsa primavera è stata indicata da molti come un’importante soluzione ai problemi di gestione dei pazienti durante la pandemia, è utilizzata da un numero molto scarso di medici (1,6% MMG, 9,1% PLS, 8% MCA).

Medici soli e senza DPI

Le linee guida e le procedure in merito al contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nelle scuole non sono considerate chiare e semplici da seguire dalla maggioranza dei medici intervistati (69,8% MMG, 77,3% PLS, 64% MCA). Solo la minoranza dei medici intervistati sta ricevendo aggiornamenti e supporto per la gestione dei casi scolastici di COVID-19 (hanno ricevuto supporto 30,2% MMG, 27,3% PLS, 16% MCA).
Attualmente molti medici sul territorio lavorano senza avere gli adeguati dispositivi di protezione individuale (61,9% MMG, 50% PLS, 32%). La maggior parte dei MMG (63,5%) e dei PLS (54,5%) ritiene il sistema di rifornimento dei DPI inefficiente e disorganizzato. Il 56% dei MCA ritiene il sistema di rifornimento dei DPI abbastanza efficiente ed organizzato, mentre la restante parte lo ritiene poco efficiente ed organizzato (8%) oppure per nulla efficiente ed organizzato (36%). Pochissimi MMG (6,3%) e pochi PLS (18,2%) sono riusciti a riorganizzare i propri ambulatori definendo zone COVID e zone COVID-free. La maggior parte visita solo su appuntamento e non consente l’accesso in studio ai casi sospetti di COVID-19. Nella riorganizzazione del lavoro e dell’ambulatorio il supporto di ATS o di altri enti/organizzazioni è stato quasi nullo (hanno ricevuto supporto 6,3% MMG, 13,6% PLS).
La maggioranza dei medici intervistati si sente all'interno di un sistema sanitario che non li informa e che non li tutela oppure che li informa e li tutela poco (98,4% MMG, 90,9% PLS, 88% MCA).

Alti livelli di stress percepito

Ai medici è stato chiesto quale sia oggi il grado di stress percepito in una scala da 1 (assenza di stress) a 5 (massimo grado di stress). È stato chiesto anche quale fosse il grado di stress percepito a marzo 2020 e prima della pandemia. Oggi la maggior parte dei medici impegnati sul territorio evidenzia un alto grado (livello 4  o 5) di stress percepito (92,1% MMG, 100% PLS, 64% MCA). A marzo 2020 l’alto grado di stress percepito (livello 4 o 5) era evidenziato da un numero minore di medici (76,2% MMG, 54,5% PLS, 60% MCA). Prima della pandemia i livelli alti (grado 4 o 5) di stress percepito rappresentavano la minoranza dei casi (7,9% MMG, 0% PLS, 8% MCA). Da notare la situazione dei MCA che, rispetto ai MMG e ai PLS, oggi ha un grado medio di stress percepito minore rispetto alle altre due tipologie, e che, tra marzo 2020 ed oggi, non ha subito sostanziali incrementi. Queste differenze potrebbero essere dovute ad un minore impatto della gestione dei casi scolastici di COVID-19, che probabilmente coinvolgono maggiormente i medici di medicina generale e i pediatri di famiglia.

 

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Vaccino antinfluenzale e tamponi rapidi negli ambulatori

Abbiamo anche chiesto ai medici impegnati sul territorio se, in base alla loro esperienza, vi sia oggi, rispetto agli anni passati, un aumento delle richieste di vaccinazione antinfluenzale. Le richieste sono aumentate sia per i MMG (74,6% ha risposto che sono aumentate molto) sia per i PLS (63,6% ha risposto che sono aumentate molto). Chiaramente, anche questo determina un aumento del carico di lavoro negli ambulatori.
Sempre a proposito di attività che in questo momento possono aumentare il carico di lavoro negli ambulatori di medicina territoriale, abbiamo chiesto ai medici di medicina generale come valutassero la proposta di coinvolgerli nell'eseguire "tamponi rapidi" presso i loro studi. Il 44,4% ritiene la proposta irrealizzabile, il 41,3% realizzabile con molte difficoltà.

Serve potenziare il sistema, serve farlo subito

Stando ai risultati del questionario, la medicina territoriale appare in grande sofferenza ad un mese dalla riapertura delle scuole. L’attività di sorveglianza sanitaria e di gestione clinica dei casi sospetti e confermati di COVID-19 sta impattando in modo determinante sul lavoro dei medici. Le criticità maggiori sembrano essere l’aumento del carico di lavoro, lo scarso supporto di ATS e di altri enti, la mancanza di dispositivi di protezione individuale, l’alto grado di stress percepito.
A nostro parere, per continuare il prezioso lavoro di contenimento della diffusione del contagio di SARS-CoV-2 nelle scuole, la medicina territoriale necessita in questo momento di aiuti efficaci, primi fra tutti l’aumento delle unità impiegate ed un loro più preciso coordinamento. Sarebbe certamente di notevole aiuto un'implementazione massiva dei sistemi di telemedicina. Appare strano che queste azioni non fossero già preventivate nel piano strategico che ha definito le modalità di riapertura delle scuole.

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