Siamo Dottoresse, non signorine

La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. È stato designato il 25 novembre come data della ricorrenza.

La carriera delle donne medico è spesso ostacolata da ostracismi e discriminazioni

La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999. È stato designato il 25 novembre come data della ricorrenza, in cui i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG sono invitati a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della violenza contro le donne.

«Signora o signorina?»
«Dottoressa, per favore»
«Ti vorrei chiedere quali farmaci...»
«Mi dia del Lei, per favore»

Breve dialogo, nulla di inventato, che si ripete ogni giorno in centinaia di ospedali o studi medici dove ad indossare il camice c’è una donna, soprattutto se giovane. Nessun paziente si permette di chiamare un medico “Signor”, tutti usano l’appellativo “Dottore” o, se ci sono capelli o barba bianchi, “Professore”. Invece, molti pazienti, uomini o donne che siano, anziani o giovani, colti o meno, quando hanno di fronte una donna in camice bianco o in divisa, comunque chiaramente identificabile, si rivolge a lei chiamandola “Signorina”. Alcuni forse la credono una non ben identificata aiutante del medico, tanto che spalancano gli occhi quando si sentono dire «Non dobbiamo aspettare nessuno, il medico sono io, la visito io». Altri sanno bene che lei è il medico, ma la cosa evidentemente va al di fuori dei loro schemi semantici lessicali e non riescono a trovare altre parole se non quel “Signorina”. Come se si avesse di fronte una signorina qualsiasi, una donna che si trova là per caso, senza nè arte nè parte, e non una professionista.
Non si tratta solo di formalità, non si tratta solo di buona educazione. Elementi che, comunque, da soli, potrebbero anche bastare. Si tratta di rispetto. Rispetto per una professione, per un titolo di studio e per tutto quello che è servito ad ottenerlo.

Il futuro della medicina sarà sempre più al femminile. Secondo i dati della FNOMCEO oggi, nel totale, comprendendo cioè anche i medici over 65, gli uomini sono sempre la maggioranza, cioè 212.941 (il 66%) contro 168.241 colleghe. Sotto i 65 anni le donne sono 139.939, cioè il 52,72%, e gli uomini 125.476. Sotto i 40 anni sono le donne a costituire quasi il 60% dei medici iscritti agli albi, e, nelle fasce tra i 30 e i 34 e tra i 35 e 39 anni, arrivano quasi a doppiare, per numero, i colleghi uomini.
Donne che meritano rispetto per la professione che svolgono, tanto quanto i loro colleghi uomini. Non riteniamo fuori luogo ricordarlo oggi, in occasione della “Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne”. La violenza difficilmente nasce per caso, spesso è alimentata da precise circostanze, ambienti, schemi di pensiero. Gli stessi che portano a pensare che ad un medico donna ci si possa rivolgere dandole del "tu" e chiamandola “Signorina”. E non si pensi che il problema stia solo nell’appellativo “Signorina” o nel come i pazienti si rivolgono ai medici donna.

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credit: le-citazioni.it

I problemi relativi al genere che le Dottoresse in Medicina si trovano ad affrontare sono molti,  spesso comuni a quelli che ostacolano altre donne in altri ambiti qui in Italia. Problemi con i colleghi uomini ad esempio, che si fanno sentire soprattutto in determinati ambiti specialistici. Molte giovani donne sono invitate, in modo più o meno velato, ad abbandonare la tal specialità, “perché lì vanno avanti solo gli uomini, perderesti il tuo tempo”. Problemi nel conciliare la propria professione con la famiglia - problemi che i medici uomini con una famiglia, curiosamente non hanno. Alcuni problemi nascono già quando si inizia a progettare una famiglia, perché per alcuni sembra che le giovani donne non possano nemmeno pensare di avere un figlio. Il fantasma di una possibile maternità spaventa i datori di lavoro, anche negli ospedali. E il concorso pubblico, va detto, non offre nessuna tutela da questo punto di vista.
Stando ai dati diffusi lo scorso anno da Anaao-Assomed, uno dei sindacati più rappresentativi dei medici ospedalieri, alle donne appare ancora preclusa la possibilità di fare carriera: solo una su 50 diventa direttore di Struttura complessa e una su 13 di Struttura semplice. E anche nelle discipline in cui è più elevata la quota di donne, la loro presenza nelle posizioni apicali è molto bassa: il 10% in Pediatria, il 17% in Ginecologia e ostetricia, il 17% in Psichiatria.
Si parla semplicemente di rispetto. E la mancanza di rispetto, soprattutto se continuata ed ostinata, secondo noi è da considerarsi una vera e propria violenza.

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