Test COVID-19 sul personale ospedaliero

Una ricerca ha mostrato che il tasso di infezione tra il personale del servizio sanitario che cura i pazienti non è superiore a quello dei dipendenti ospedalieri che ricoprono ruoli non clinici. I risultati offrono rassicurazione al personale a diretto contatto coi pazienti COVID-19.

Prima esperienza di screening COVID-19 degli operatori sanitari in Inghilterra

Una ricerca condotta a Newcastle ha mostrato che il tasso di infezione tra il personale del servizio sanitario che cura i pazienti non è superiore a quello dei dipendenti ospedalieri che ricoprono ruoli non clinici. I risultati, pubblicati su The Lancet, possono offrire una certa rassicurazione al personale a diretto contatto coi pazienti COVID-19.

Dal 10 marzo 2020, il Newcastle upon Tyne Hospitals NHS Foundation Trust ha effettuato lo screening dei dipendenti con sintomi COVID-19. Gli obiettivi dello screening erano: (1) preservare la salute del personale; (2) consentire la rapida identificazione e l'isolamento dei dipendenti infetti, in modo da proteggere i pazienti e la comunità in generale; (3) consentire un più rapido ritorno al lavoro del personale considerata la criticità della situazione.
Tra il 10 e il 31 marzo 2020 sono stati effettuati 1666 test. Le comunicazioni venivano gestite tramite email, mentre un gruppo di infermieri specializzati si occupava del tampone rinofaringeo, i cui risultati venivano forniti entro 24 ore. Nel complesso, l’infezione da SARS-CoV-2 è stata rilevata in 240 (14%) test. Inizialmente, i tassi di positività erano relativamente bassi, intorno al 5% nei primi giorni. Si è notato poi un aumento costante durante tutto il periodo, arrivando a raggiungere il 20% di positività nei giorni 30-31 marzo, gli ultimi 2 giorni del test.  
L'analisi della curva epidemica suggerisce un periodo di crescita esponenziale dal 10 marzo fino a circa il 24 marzo. Dal 24 marzo in poi, il tasso di crescita è apparso lineare. Il cambiamento nelle dinamiche di trasmissione che si verifica intorno al 24 marzo coincide temporalmente con la chiusura delle scuole (decisa dal governo britannico il 20 marzo) e con le chiusure diffuse/restrizioni a imprese e trasporti (23 marzo).

Sono stati identificati i ruoli per 1029 dipendenti sottoposti a test, che sono stati classificati in tre gruppi: (1) personale a contatto diretto coi pazienti COVID-19 (infermieri, medici, professionisti sanitari, barellieri, etc), (2) personale non a contatto coi pazienti ma ad alto rischio di infezione nosocomiale (inservienti e personale di laboratorio) e (3) personale non clinico (impiegati, amministrativi, informatici, etc). 
Poiché i criteri di screening inizialmente davano la priorità al personale a contatto coi pazienti, questa è la categoria più rappresentata (834 [81%] di 1029), con numeri più bassi nel secondo e terzo gruppo (86 [8%]) e 3 (109 [11%]). Il team di ricerca ipotizzava che il personale maggiormente a contatto coi pazienti COVID-19 avesse un tasso di infezione più elevato. I ricercatori invece hanno riscontrato tassi di infezione del 15,4% tra il personale a diretto contatto col paziente, del 16,3% nel secondo gruppo e del 18,4% tra il personale non clinico. i dati mostrano che non esiste una differenza significativa fra i 3 gruppi, suggerendo quindi un impatto poco rilevante della trasmissione nosocomiale dai pazienti al personale. 

Questi dati forniscono diverse importanti informazioni sull'epidemia di COVID-19 in Inghilterra. Dato che il personale non clinico ha avuto tassi di positività simili a quelli del personale in prima linea, gli autori concludono che i protocolli di isolamento e i dispositivi di protezione individuale sono sufficienti a prevenire elevati livelli di trasmissione nosocomiale al personale a contatto coi pazienti. 
È stato osservato un cambiamento nelle dinamiche di trasmissione intorno al 24 marzo, in concomitanza con alcune misure adottate dal governo britannico. Anche se non è possibile attribuire una causalità, secondo gli autori sembra plausibile che queste misure abbiano influito sulla trasmissione del virus SARS-CoV-2.
Il protocollo di screening ha permesso a 1414 operatori sanitari di tornare più rapidamente in servizio. Al di là di questo vantaggio, secondo gli autori i test potrebbero avere ulteriori effetti positivi sul comportamento dei dipendenti.
I ricercatori riconoscono i limiti della ricerca (non sono stati identificati i ruoli per più di un terzo del personale esaminato, non sono disponibili dati sui sintomi o sugli esiti, il numero ridotto di personale non clinico testato ha reso impossibile un confronto significativo tra i vari gruppi). Tuttavia ritengono che la ricerca mostri che:

  1. la somministrazione di test al personale durante una pandemia è fattibile;
  2. la percentuale di test positivi tra il personale a contatto coi pazienti non è superiore agli altri dipendenti ospedalieri;
  3. la crescita dei casi si è "appiattita" dopo l'introduzione di misure di distanziamento sociale.


Fonte: Hunter E, Price DA, Murphy E, Schim van der Loeff I, Baker KF, Lendrem D, Lendrem C, Schmid ML, Pareja-Cebrian L, Welch A, Payne BAI, Duncan CJA. First experience of COVID-19 screening of health-care workers in England. The Lancet, ISSN: 0140-6736, Vol: 0, Issue: 0. Publication Year 2020. DOI 10.1016/s0140-6736(20)30970-3

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