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Un inibitore di pompa protonica non si nega a nessuno

Bisogna limitare l’uso degli IPP ai soli pazienti per cui esiste precisa indicazione
 
Gli inibitori di pompa protonica vengono spesso somministrati anche a chi non ne ha bisogno, come se avessero degli effetti collaterali comunque positivi. Una recente analisi invita i medici ad interrompere la prescrizione a lungo termine di IPP. Ne spiega i motivi, i pazienti per cui è necessario farlo e come bisogna arrivarci.
 
L'introduzione degli inibitori della pompa protonica (IPP) negli anni Ottanta ha rappresentato un importante passo avanti nella gestione delle malattie legate all’acidità dei succhi gastrici. Bloccando irreversibilmente la pompa protonica nella mucosa gastrica, il pH intragastrico può essere mantenuto ad un livello tale da consentire un rapido controllo dei sintomi, guarigione e prevenzione. Gli IPP sono spesso prescritti non solo per le malattie del tratto gastrointestinale superiore correlate all'acidità dei succhi gastrici, ma anche per sintomi aspecifici del tratto gastrointestinale.
Di conseguenza, gli IPP sono diventati una delle classi di farmaci a lungo termine più ampiamente utilizzati. Si stima che all'8-10% dei pazienti ambulatoriali adulti sia stato prescritto un PPI negli ultimi 30 giorni. Nel 2009 sono stati spesi in tutto il mondo oltre 13 miliardi di dollari per prescrizioni di IPP (senza contare i soldi per gli IPP da banco). Tuttavia, numerosi studi hanno sollevato dubbi sulla sicurezza dell'uso prolungato degli IPP. In molti l’hanno associato a diversi eventi avversi, tra cui anche l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale, l’anemia, l’osteoporosi e l’insufficienza renale.

Una ricerca pubblicata recentemente sull’American Journal of Gastroenterology si è posta tre scopi principali:
1. fornire una panoramica delle prove attuali che dimostrano le associazioni causali tra l'uso di IPP e le conseguenze negative sulla salute;
2. identificare i pazienti la cui terapia a lungo termine con IPP potrebbe essere ridotta o anche interrotta;
3. fornire strategie su come ridurre o interrompere la terapia cronica con IPP mantenendo il controllo dei sintomi e riducendo il rischio di recidiva.

La ricerca conclude che oggi non ci sono ancora prove definitive di danni gravi associati all'uso prolungato di IPP. È però possibile che studi futuri metteranno in luce alcune relazioni causali, specialmente dove già si può ipotizzare una plausibilità biologica. È quindi necessario che il medico limiti l'uso a lungo termine di IPP ai soli pazienti che ne hanno precisa indicazione. Inoltre, i sistemi sanitari dovrebbero mirare a sviluppare programmi per guidare medici e pazienti al fine di arrivare ad eliminare inutili usi degli IPP, riducendo quindi spese mediche superflue.


Fonte: Targownik L. Discontinuing Long-Term PPI Therapy: Why, With Whom, and How?. Am J Gastroenterol. 2018 Mar 20. doi: 10.1038/ajg.2018.29