Una nuova ricerca sul paradosso dell’obesità

L'obesità è un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo dell'insufficienza cardiaca. Tuttavia, una volta diagnosticata l'insufficienza cardiaca, l'obesità è associata a una minore mortalità. Secondo un nuovo studio pazienti obesi con insufficienza cardiaca acuta hanno una sopravvivenza migliore rispetto a pazienti normopeso.

I pazienti obesi presentano minori danni strutturali ed una migliore funzionalità cardiaca

L'obesità è un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo dell'insufficienza cardiaca. Tuttavia, una volta diagnosticata l'insufficienza cardiaca, l'obesità è associata a una minore mortalità. Secondo uno studio presentato oggi a EuroEcho-Imaging 2018  pazienti obesi con insufficienza cardiaca acuta hanno una sopravvivenza migliore rispetto a pazienti normopeso.
 
Da anni i ricercatori si confrontano sul cosiddetto paradosso dell'obesità. Una grande quantità di osservazioni ha messo in evidenza un effetto favorevole dell’eccesso ponderale sulla prognosi di una serie di patologie delle quali l’obesità favorisce paradossalmente la comparsa. Alcuni studiosi hanno evidenziato che un peso corporeo elevato si associa al miglioramento della sopravvivenza dopo eventi cardiovascolari come ictus e insufficienza cardiaca. Altri invece sostengono che il sovrappeso aumenti le probabilità di patologia cardiovascolare e non sia un fattore protettivo. Si aggiunge a questo dibattito uno studio recente secondo il quale pazienti con insufficienza cardiaca acuta con un indice di massa corporea (BMI) di 23 o superiore hanno una sopravvivenza migliore in quasi tre anni di follow-up rispetto a quelli con un BMI inferiore.

Questo studio di coorte retrospettivo ha arruolato 3.564 pazienti con insufficienza cardiaca acuta. Di questi, 2.021 erano da sovrappeso a obesi (BMI 23 kg/m2 o superiore) e 1.543 erano normopeso (BMI inferiore a 23 kg/m2). Sono stati raccolti dati su pressione sanguigna, colesterolemia e glicemia. L'ecocardiografia è stata utilizzata per valutare la frazione di eiezione del ventricolo sinistro, lo strain longitudinale globale (GLS) e la geometria del miocardio.
I pazienti sono stati seguiti per una mediana di 33,7 mesi. La prima osservazione ha riguardato la mortalità per tutte le cause. I pazienti obesi metabolicamente sani (soggetti obesi ma senza fattori di rischio metabolico come pressione alta, ipercolesterolemia, intolleranza al glucosio) hanno mostrato un tasso di sopravvivenza significativamente migliore (79,4%) rispetto ai pazienti obesi non metabolicamente sani (66,5%). La loro sopravvivenza è stata significativamente migliore di quella dei pazienti di peso normale con buona (63,9%) e scarsa (55,5%) salute metabolica.
Rispetto ai pazienti di peso normale, i pazienti sovrappeso e obesi hanno evidenziato un tasso significativamente più basso di ipertrofia eccentrica del ventricolo sinistro e valori migliori di strain longitudinale e di frazione di eiezione del ventricolo sinistro.  È risultato quindi evidente un minore deterioramento nella struttura e nella funzione del cuore.  

Secondo il Dr. Park, responsabile della ricerca, valutare la struttura del miocardio, la funzione cardiaca e lo stato di salute metabolica dei pazienti con insufficienza cardiaca può essere un modo promettente per identificare quelli con maggior rischio di morte prematura. Ulteriori studi sono necessari per valutare se la prevenzione delle malattia metaboliche possa migliorare la prognosi di pazienti sovrappeso e obesi con insufficienza cardiaca.


Fonti: ESC Press Office
Park CS, Park JJP, Park J-HP, Cho G-YC, Yoon YEY, Choi Y-JC. Obesity, myocardial function, geometry, and prognosis in acute heart failure.